Capuzzelle e Anime Pezzentelle

capuzzelle e anime pezzentelle

Capuzzelle e Anime Pezzentelle nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli.

Il Cimitero delle Fontanelle è un sito unico al mondo e quindi merita di essere visitato assolutamente da chi viene a Napoli.

E’ noto per il rito delle “anime pezzentelle”, ossia l’adozione e la cura di uno specifico teschio di un’anima abbandonata (detta appunto capuzzella) in cambio di grazie e protezione.

Il Cimitero delle Fontanelle si trova nella Sanità, uno dei quartieri più ricchi di storia e tradizione di Napoli e nasce come cava di tufo dalla quale si estraevano i materiali per le costruzioni.

I due eventi fondamentali che ne hanno determinato la nascita e lo hanno caratterizzato sono state le grandi epidemie di peste e di colera.

La peste del 1656 che dimezzò la popolazione e il colera, con la prima ondata del 1836 e la seconda del 1884, fecero sì che in città non ci fosse più posto per i morti nemmeno nelle chiese dove solitamente venivano sepolte le persone più ricche o gli uomini di chiesa.

Pertanto, tutti i corpi vennero ammassati nella cava con il nome di “mali morti”, anime dei defunti che la devozione popolare fece diventare anime del purgatorio di cui prendersi cura.

Considerate anime che, per il tipo di morte violenta e il limbo in cui si venivano a trovare, una sorta di passaggio tra la vita e la morte, erano capaci di intercedere per chi era ancora in vita, venivano “adottate” dando vita così ad un vero e proprio tipo di rapporto.

In primis la persona devota sceglieva, fra i tanti, il teschio di cui prendersi cura.

Immaginandosi che, a causa dello stato sospeso tra la vita e la morte, avesse sete, lo ripuliva con acqua per rinfrescarlo, lo faceva bere e a volte anche mangiare lasciando lì accanto del pane o dei taralli.

Quindi si poteva procedere con la richiesta della grazia.

Capuzzelle e Anime Pezzentelle nel Cimitero delle Fontanelle di Napoli.

Le capuzzelle più conosciute e visitate sono sicuramente quelle dei “due sposi”, uccisi dallo spirito del “Capitano” proprio nel giorno delle loro Nozze.

Il “teschio che suda” invece appartiene a Donna Concetta ed è considerato tutt’oggi la capuzzella con i poteri maggiori, in quanto capace di soddisfare contemporaneamente le richieste di più persone, “sudando” appunto per lo sforzo dovuto alla realizzazione della grazia richiesta.

Coccolato dalle cure e dalle attenzioni dei suoi devoti riposa anche Pascale, il “teschio che fa vincere al Lotto”, ricevendo, per ovvie ragioni, molte visite e richieste ogni giorno.

Il cimitero rimase abbandonato fino al 1872, quando il parroco della chiesa di Materdei, Don Gaetano Barbati, con l’aiuto di alcune popolane mise in ordine le ossa nello stato in cui ancora oggi si vedono.

Nell’ordinare le ossa, alcune fra quelle provenienti dalle parrocchie e dalle congreghe furono messe nella navata retrostante la chiesa, per cui essa fu detta “navata dei preti”.

La centrale fu chiamata “navata degli appestati” perché in essa erano stati sotterrati i morti delle grandi epidemie di peste e di colera.

L’ultima è la “navata dei pezzentelli” perché qui furono accomodate le ossa della gente povera.

Così il cimitero entrò nel costume cittadino.

Oggi, è insieme un luogo di culto e di macabro fascino, in cui si concentrano anche molte leggende e racconti di miracoli.

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