I riti di commiato in Africa

I riti di commiato in Africa il Ghana’s dancing pallbearers

I riti di commiato in Africa, nel nostro viaggio tra le culture ed i riti funebri dei vari popoli e religioni, non possiamo non far menzione di una terra meravigliosa e ricca di tradizioni, anche per quanto concerne le cerimonie funebri: l’Africa.

Sui social e su WhatsApp spopolano ormai da un paio di anni i video di sei giovani di colore che ballano con una bara sulle spalle a ritmo di musica house. Questa “performance” è meglio conosciuta al pubblico come Coffin dance ed è diventata persino un meme.

Ma di cosa si tratta?

Può sembrare una danza finta o inventata, ma in realtà è tutto vero.

I riti di commiato in Africa: il Ghana’s dancing pallbearers

In Africa questa pratica, che a noi può apparire quasi irrispettosa, è invece d’uso comune.

In particolare, si tratta di un’usanza molto in voga in Ghana e nota come Ghana’s dancing pallbearers (I necrofori ballerini del Ghana).

Insomma, un modo per trasformare un funerale in un momento quasi di festa, per esorcizzare il dolore.

La morte, infatti, è considerata dagli africani un evento normale poiché chi muore continua a vivere e ad intervenire nella vita dei propri cari.

Il decesso viene visto semplicemente come il passaggio necessario per raggiungere il divino e il mondo degli antenati, che ne sono i diretti intermediari.

Le danze funebri, eseguite in tutta l’Africa, costituiscono un tributo al defunto e alla sua abilità nel portare a compimento i compiti ascrittigli dal ruolo sociale; il ballo rappresenta, inoltre, uno strumento privilegiato nella comunicazione con l’aldilà e ha anche lo scopo di divertire e far socializzare i partecipanti alle varie funzioni.

I riti di commiato in Africa: i Dogon

Ad esempio, i Dogon, abitanti del sud est del continente, sono celebri per l’esecuzione, durante i funerali, dei “canti della morte” che durano due giorni; questi devono essere eseguiti rispettando fedelmente la tradizione e senza alcuna omissione poiché, in caso di errore, occorre ricominciare.

Questi canti rituali hanno una struttura molto antica e quindi di difficile comprensione; gli esecutori difatti hanno l’obbligo di non rivelarne il significato.

Se i riti non vengono celebrati secondo le memorie del passato, lo spirito del defunto potrebbe tramutarsi in vagabondo e si teme che possa ritornare nel villaggio con lo scopo di fare del male. Quando amici e parenti vanno a porgere le condoglianze alla famiglia del defunto, prima di entrare nel villaggio sono soliti prendere delle foglie d’albero e deporle a terra con un sasso sopra, ad indicare al morto che non deve entrare. La salma, presso questa popolazione, non viene sepolta, ma avvolta in una coperta prima di essere posta in grandi grotte comuni; all’interno di un villaggio esistono numerose grotte in cui i defunti vengono raggruppati.

La tribù Luba

Invece la tribù Luba, della Repubblica Democratica del Congo, considera i defunti come spiriti che devono essere rispettati attraverso l’esecuzione di danze sacre; le donne compiono movimenti specifici in onore dei morti, amasinduka, mentre gli uomini praticano una sorta di combattimento rituale con la lancia e lo scudo, omukovo. La morte, dunque, è considerata dagli africani in stretta comunione con la vita; il culto collettivo dei defunti diventa un momento fondamentale in cui i parenti, i familiari e gli amici si riuniscono per riflettere e per prendere delle decisioni. La perdita di una persona cara non è associata soltanto al dolore, ma anche alla gioia di poter partecipare a funzioni che mettano in comunicazione con l’oltretomba.

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