Le catacombe dei frati cappuccini di Palermo

Le catacombe dei frati cappuccini di Palermo

Le catacombe dei frati cappuccini di Palermo il fascino di una tradizione.

Le catacombe sono dei cimiteri, molto utilizzati nell’antica Roma, che vennero poi esportati in altri paesi in seguito alla necessità di un sistema alternativo per la sepoltura della popolazione.

Le catacombe dei frati cappuccini di Palermo il fascino della tradizione

Sono indubbiamente dei cimiteri molto affascinanti ma complicati perché si sviluppano attraverso un labirinto di cunicoli sotto la città.

Costruiti dagli schiavi, erano dotati di cavità nelle pareti dentro le quali venivano inseriti i corpi dei defunti.

Oggi Logistica Funeraria ha fatto visita alle catacombe dei frati cappuccini di Palermo, dove è conservata la famosa mummia di Rosalia Lombardo, una bambina di due anni, morta di polmonite 100 anni fa.

Il padre, distrutto dal dolore, decise di affidarla ad un noto imbalsamatore palermitano dell’epoca, il Dottor Alfredo Salafia, per farla “vivere in eterno”.

La bambina, ribattezzata come La bella addormentata, proprio perché non sembra morta, ma solo dormiente, diviene una delle giovanissime ‘ospiti’ delle Catacombe, sicuramente la più bella perché le sue guance sono ancora paffute e rosee, le ciglia incorniciano gli occhi e i capelli le accompagnano il viso.

Le catacombe di cappuccini sono un luogo speciale, dove il tempo sembra essersi fermato. Qui sono conservate da molti secoli le mummie di quasi ottomila persone.

Ma perché tutta questa gente decise di farsi mummificare?

La spiegazione risiede, in buona parte, nella sfida che da sempre solletica la mens humana: conservare il corpo anche oltre la morte.

Nel 1534, i frati cappuccini si stabilirono nella chiesa di Santa Maria della Pace che disponeva di un annesso cimitero, poco più di una grande fossa, nella quale venivano calati i corpi dei defunti.

Ma, ad un certo punto, sopravvenne la necessità di creare un nuovo cimitero, che fu ubicato proprio dietro l’altare, sottoterra.

Quando cominciarono a traslare i corpi, i frati si accorsero che molti di essi erano rimasti intatti, mummificati naturalmente.

Il fatto venne interpretato come un evento miracoloso e si decise di non seppellire più i corpi ma di posizionarli in piedi, dentro a delle nicchie.

Per quasi tre secoli, i notabili palermitani affidarono ai monaci i corpi dei loro cari, che vennero divisi addirittura per settori distinti.

Troviamo infatti il corridoio degli uomini, quello delle donne, dei bambini; e ancora quello dei professionisti, degli artigiani.

L’area dedicata ai sacerdoti, ai frati, ai soldati, alle vergini.

Ciò che colpisce maggiormente, oltre all’evidente quantità di corpi mummificati, sono i vestiti delle donne.

Vestiti colorati che il tempo ha avuto la grazia di risparmiare, cuffie, stivaletti, guanti, calze ricamate e perfino corone sulle teste delle vergini.

Dicevamo prima del desiderio di preservare il corpo dopo la morte, ma il perché così tante persone abbiano affidato i loro cari a questo trattamento trova una spiegazione più profonda in un altro motivo.

I parenti potevano andare non solo a piangere o a pregare i propri defunti, ma anche a passare con loro del tempo, li potevano vedere.

Potevano raccontare loro gioie e dolori di una vita ancora in corso, come se queste persone facessero ancora parte del mondo dei vivi.

Addentrandoci fra i cunicoli ci viene mostrato il luogo dove si procedeva alla mummificazione.

Una stanza circolare in cui i corpi venivano trattati con sostanze e metodi ben precisi, che ancora oggi risultano in parte sconosciuti.

Si lasciavano chiusi per un anno, sigillando la stanza, fino a che il processo di mummificazione naturale era completo.

In ultimo venivano portati fuori, lavati con aceto e rivestiti.

Il risultato è un luogo, nel suo essere macabro, molto particolare ed affascinante, che merita senza dubbio di essere visitato. Ancora oggi questo edificio sacro è custodito dai frati, che per effettuare questa particolare visita non fanno pagare un biglietto d’ingresso ma chiedono solo un’offerta.

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