Il galateo del funerale: come comportarsi in base alle varie tipologie

Il galateo del funerale come comportarsi in base alle varie tipologie

Il galateo del funerale: come comportarsi in base alle varie tipologie del rito funebre, Alceo diceva: “Da terra conviene progettare la rotta, se si riesce a farlo destramente, ma quando si è per mare bisogna correre col vento che c’è.”

Il galateo del funerale: come comportarsi in base alle varie tipologie del rito funebre

Nel corso della vita ci può capitare di dover partecipare ad un rito funebre di una religione o di un credo diverso dal nostro.

In questi casi è importante essere preparati e conoscere gli usi e costumi più idonei da adottare a seconda delle circostanze.

Anche oggi la Nobildonna Caterina, Marchesa di Vasanello, esperta di buone maniere, ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei corretti comportamenti da attuare a seconda che ci si trovi a partecipare ad un rito cattolico, islamico, ebraico, induista e via dicendo.

Per quanto concerne il rito cattolico, Donna Caterina promette di darci indicazioni la prossima settimana, in un articolo nel quale parleremo in maniera specifica di questo.

Ma vediamo nel dettaglio i consigli su quale sia il comportamento più consono da tenere e cosa ci si aspetta che tu faccia come ospite.

Il rito islamico

Nel rito islamico, così come avviene in molte altre religioni, quando una persona sta per mancare è buona norma avvisare i membri della famiglia e gli amici più intimi, in maniera tale che si possa infondere l’opportuno supporto morale in questo delicato passaggio.

“Subito dopo – continua la Marchesa – si assegna ad un presente il compito di recitare dei versetti del Corano e far mormorare al credente la dichiarazione di fede.

Nella casa del defunto o in moschea si prega in gruppo la preghiera dei morti. Le donne sono ammesse alla preghiera, ma è proibito manifestare pubblicamente il proprio dolore con pianti o urla.

Il giorno della sepoltura è raccomandato un banchetto funebre durante il quale si recitano passi del Corano”.

E continua: “Si usa solitamente fare un banchetto funebre tra il settimo e il quarantesimo giorno, ma mai durante la consolazione funebre.

I familiari ricevono le condoglianze e ascoltano la lettura del Corano all’interno della moschea oppure a casa del defunto o in strada sotto un tendone.

Il periodo di lutto per i familiari è di tre giorni, e viene rispettato con grande devozione. Una vedova rimane invece in lutto per 4 mesi e 10 giorni: durante tale periodo non le è consentito risposarsi, uscire da casa, indossare vestiti o gioielli decorativi”.

Il rito induista

I funerali induisti sono parte integrante della cultura indiana, ma possono differenziarsi in base a una serie di fattori, come ad esempio le località geografiche, le tradizioni delle famiglie e anche lo stato civile del defunto piuttosto che la sua posizione sociale.

“Quando una persona è in punto di morte, vengono recitati versi sacri per provare a rianimare il proprio caro, ma questo momento vede partecipare solo i parenti stretti” ammonisce Donna Caterina, che prosegue: “Solo a morte avvenuta anche gli amici possono aggiungersi alla commemorazione.

Il feretro viene trasportato sulle spalle dai parenti maschi fino al luogo della cremazione, passando, se possibile, per i luoghi che furono importanti nella sua vita.

La cremazione avviene abitualmente sulle rive di un fiume o del mare, dopo aver scattato un’ultima foto al caro scomparso.

Il rito è presieduto solitamente dal figlio maschio primogenito, se il defunto è il padre, o dal figlio maschio ultimogenito se la defunta è la madre.

Questi, in segno di lutto, devono essere rigorosamente rasati e vestiti di bianco.

Le donne, quasi sempre, non posso partecipare.

Conclusa la cremazione, amici e parenti si lavano e tornano a casa.

Nei 10 giorni successivi vengono svolti riti per aiutare il passaggio dell’anima al regno degli Antenati. Dopo un anno, un mese e una settimana dalla morte, i parenti celebrano cerimonie di omaggio e ringraziamento agli Antenati”.

Il galateo del funerale: come comportarsi nel rito ebraico

I riti funebri della religione ebraica sono orientati alla dimostrazione di rispetto nei confronti del defunto e per confortarne i parenti ed amici.

La morte non deve essere vista come una tragedia ma come un processo naturale.

“Qui le regole sono ferree e vanno rigorosamente rispettate. Chi veglia il corpo non può bere né mangiare.

Durante la cerimonia funebre tutti devono avere il capo coperto e i familiari possono strappare una parte del loro vestito in segno di disperazione, aggiungendo la stoffa alla bara.

Anche quando si visitano le tombe di defunti mai conosciuti, si usa porre un sassolino sulla tomba che si incontra, usando la mano sinistra.

Non si usa lasciar fiori sulle tombe” sentenzia risoluta la Nobildonna, che si congeda concludendo:

“Al termine del funerale inizia la Shivah, ossia la fase di lutto che dura sette giorni.

Durante questo periodo, i familiari della persona deceduta, non possono lavorare né eseguire qualsiasi attività.

Gli è concesso mangiare solamente un pasto che viene portato dai vicini o dagli amici più stretti a base di uova sode, pane e caffè”.

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