Cimitero monumentale di Staglieno

Cimitero monumentale di Staglieno Costruito tra il 1844 e il 1851

Cimitero monumentale di Staglieno Costruito tra il 1844 e il 1851 ad opera di Carlo Barabino e Giovanni Battista Resasco, con i suoi 330.000 metri quadri è uno dei cimiteri monumentali più grandi d’Europa.

Definito da Hemingway una delle meraviglie del mondo, fonde gli stili tipici del neoclassicismo, romanticismo, simbolismo, realismo e déco, rappresentando la borghesia genovese del XIX secolo.

La statua della Fede, che ci accoglie all’ingresso fu eseguita dallo scultore Santo Varni nel 1875, in un primo tempo chiamata la statua della religione.

Essa si erge alta 9 metri nel Viale delle Fede; la sua lavorazione richiese ben dieci anni di lavoro. Fu scolpita a Carrara, luogo dell’estrazione del marmo, venne lavorata in tre blocchi separati e trasportata via mare al porto di Genova.

Si accompagna ad altre due statue, la Speranza e la Carità, a rappresentazione delle tre virtù capitali.

La simbologia è molto presente nel cimitero e viene allegoricamente rappresentata dalla clessidra, spesso raffigurata con le ali.

Dalla civetta, animale notturno da secoli popolarmente associato al concetto di morte; dalla colonna spaccata, come sinonimo della vita spezzata.

Lungo i porticati che si snodano dall’ingresso principale, ci si imbatte in capolavori scultorei, i cui minuziosi particolari raccontano la vita dei defunti ispirandosi alla nuova arte della fotografia.

Il percorso continua lungo una collina fra i cipressi secolari che delimitano le tombe, i mausolei ed i monumenti, quasi a proteggerli dalla frenesia della città.

Cimitero monumentale di Staglieno- Illustri sepolti

Molti nomi illustri vi sono sepolti: Giuseppe Mazzini, Ferruccio Parri, Presidente del Consiglio.

Gilberto Govi, attore; Federico Sirigu, pittore; Michele Novaro, compositore della musica dell’inno d’Italia;

Ancora, Edoardo Sanguineti, poeta; Nino Bixio, Fabrizio De Andrè, solo per citarne alcuni. Anche la moglie di Oscar Wilde che si trova qui, nell’annesso cimitero inglese.

Passeggiando infatti tra le tombe di puro stile romantico ottocentesco si incontra la croce celtica, adornata da un tralcio d’edera, dell’irlandese Constance Mary Lloyd, ex signora Wilde, scrittrice e giornalista.

La donna decise di riposare a Genova, città di cui era profondamente innamorata, e presso la quale trovò spesso rifugio dopo la separazione dal poeta.

Oltre alla sezione britannica Staglieno ospita spazi riservati anche alla religione cattolica,  ebraica e protestante, includendo altresì un reparto dedicato alle forze dell’ordine e ai caduti della spedizione dei Mille.

I monumenti più amati

Un altro monumento suggestivo è quello dedicato ai caduti dispersi, un Cristo senza croce, accompagnato da una frase in latino CRUX ABEST CHRISTUS ADEST”, la Croce non c’è ma Cristo c’è.

Quella di Caterina Campodonico, meglio nota come la venditrice di noccioline è sicuramente l’opera più famosa e amata del cimitero di Staglieno.

Donna di umili origini e quindi impossibilitata a garantirsi un’istruzione, inizia a lavorare fin da giovanissima come venditrice di “reste”, le collane fatte appunto con le noccioline e i canestrelli tipici della Liguria.

Maltrattata da un marito violento e da parenti che mirano solo ad accaparrarsi la sua piccola eredità nel momento della sua malattia, capisce di essere davvero sola.

Decide di investire tutti i suoi risparmi nella tomba che si farà costruire, per essere ricordata dai posteri e guadagnarsi una preghiera da chi si trovasse a passare davanti alla sua statua.

L’opera dello scultore Lorenzo Orengo porta un’iscrizione dialettale di Giambattista Vico di cui mi piace citare l’ultima frase a conclusione di questa breve panoramica sul cimitero di Staglieno:

“Da questa mia memoria, se vi piace, voi che passate, pregatemi la pace”.

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